L'aperitivo con Manuel: i dieci comandamenti gastronomici in Sardegna

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I dieci comandamenti gastronomici sono contenuti su due tavole di granito scolpite dal Sardus Pater e ritrovate durante gli scavi archeologici nell'area circostante il tempio di Antas a Fluminimaggiore. Contengono un elenco di principi fondamentali per una corretta relazione con gli alimenti prodotti Sardegna che da sempre scandiscono la vita quotidiana degli abitanti dell'isola. Nel corso dei secoli molti storici hanno lavorato per individuare la corretta interpretazione del prezioso decalogo; ecco in anteprima il risultato di questa lunga attività di ricerca con il commento dei primi cinque comandamenti.

1. Non avrai altro formaggio all’infuori di me Il primo comandamento è probabilmente riferito al Pecorino, il principe dei formaggi che costituisce l'eccellenza della produzione casearia italiana insieme con Parmigiano e Gorgonzola. Alcuni studiosi sostengono invece che si riferisca alla peretta, prodotta in Sardegna fin dell'età nuragica; pare infatti che, accanto ai fossili di vinacce rinvenuti alcuni anni fa, siano state trovate anche alcune pitture rupestri che rappresenterebbero il prelibato formaggio a forma di pera. Le ricerche più recenti sostengono invece che si tratterebbe della rappresentazione stilizzata di alcuni seni femminili di misura variabile tra la quinta e la settima.  

2. Non nominare l'arrostita invano La norma è riferita alle persone che declamano in pubblico uno dei seguenti termini: arrostita, spuntino, grigliata, merenda ma anche maialetto, spiedo e brace. Dopo aver pronunciato una di questa parole, i soggetti sono tenuti ad organizzare un evento nella propria campagna entro massimo 48 ore. In Sardegna la parola data vale più di qualsiasi contratto, ancor di più se l'impegno si riferisce a uno dei dieci comandamenti gastronomici. Di conseguenza, la penalità per chi nomina l'arrostita invano è piuttosto pesante e prevede l'esclusione per sei mesi da tutti gli eventi sociali che prevedono consumo di cibo e vino, cioè il 98,9% del totale. In caso di recidiva, la durata del DASPO gastronomico viene portata a un anno.  

3. Ricordati di santificare il menu delle feste Questo comandamento prescrive di consumare tutte le portate previste nel menù di feste e celebrazioni che, a titolo esemplificativo e non esaustivo includono: tutto il mese di dicembre e le prime due settimane di gennaio, i weekend di Carnevale e Pasqua, Ferragosto e dintorni, la festa dedicata al patrono della città, battesimi, comunioni, cresime, compleanni, onomastici, matrimoni e relativi anniversari di amici e parenti fino al secondo grado.  

4. Onora il Vermentino e il Cannonau Il sacro nettare preferito da Bacco è prodotto nell'isola da molti secoli. Ha colore giallo paglierino oppure rosso rubino e non deve mai mancare nella dispensa dove può essere conservato in recipienti di capacità variabile tra uno e venti litri. Chiunque organizzi eventi, feste o semplici ritrovi deve essere in grado di somministrare vino ad amici e parenti in quantità adeguata che può essere stimata in un minimo di sei ore. Infatti in Sardegna la quantità di vino non viene calcolata in litri ma in tempo. Inoltre le parole Vermentino e Cannonau non possono essere pronunciate dagli astemi che, in caso di necessità, possono utilizzare la seguente espressione: succo d'uva ad alta gradazione prodotto nell'isola dei nuraghi e non destinato all'invecchiamento per via dell'inarrestabile propensione al consumo dei suoi abitanti.  

5. Non uccidere la fame Coltiva la fame, lasciala crescere dentro di te e cerca di soddisfarla almeno tre volte al giorno. L'appetito è un po' come il Sabato del Villaggio, la poesia di Leopardi che racconta la vibrante attesa che precede il giorno di festa; nella poesia l'attesa si rivela poi vana, mentre nella realtà della Sardegna ogni pasto che sopisce la fame è una solida realtà ricca di risate, sapori e colesterolo. Per la proprietà transitiva, ovviamente questo comandamento è applicabile anche alla sete.

Opinioni

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